Il nome, se storpiato, potrebbe apparire irriguardoso.

In realtà esso vuole salvaguardare la memoria di un passato di sofferenza e amore che affonda le sue origini proprio in questi antichi vicoli acesi.

È qui infatti che venne fondato, nel 1814, ad istanza del Canonico Giuseppe Toscano e sostenuto dalla rendita dei due terzi dell’eredità del Sacerdote Francesco Mirone, dai lasciti di don Mariano Finocchiaro Valastro, fabbricante di cera, e dalla signora Pasqualina Calanna Continella, l’ospizio delle “Projette settenarie”.

Era questo un’Opera Pia, ossia un istituto di assistenza, affidato alle suore, che aveva “per iscopo la conservazione delle Ragazze projette del Comune, dell’età non minore di sette anni, non maggiore di anni nove… per esservi educate nella morale e civiltà, nei lavori donneschi, e nel leggere, scrivere, ed aritmetica.”…

Chi erano, dunque, le “projette” (dal latino “pro-iacio”= getto innanzi, abbandono)?

Erano fanciulle abbandonate, appunto, a cui alcuni cuori generosi seppero tendere una mano.