MITI
E LEGGENDE
Una delle tante leggende popolari legata al
mito di Aci e Galatea, narra che il corpo del pastorello ucciso da Polifemo si
sia successivamente smembrato in nove parti cadute dove poi sono state fondate
le nove aci.
Aci Trezza
evoca tempeste ed onde
spumeggianti che lambiscono le torri di pietra dei faraoni, furioso simbolo di
Polifemo e della scaltra astuzia di Ulisse.
Aci dal maestoso Castello
, odierno
figlio delle incandescenti lave del 1169 che unirono le amene scogliere del
litorale all'isola, su cui venne, successivamente, edificato il bastione
normanno.
Dalla stessa furia creativa trae forse
ispirazione ad
Aci S. Antonio
il Maestro Di Mauro rappresentando, sulle
sponde dei carretti, con sgargianti e variopinti colori, le epiche gesta di
Orlando.
Non perderemo
l' orientamento tra le nove Aci,
perchè la Bussola d' avorio della chiesa di
Aci S. Filippo, ci darà guida e
ragione di gustare il ricco tesoro d'argenti cesellati ivi custodito.
Mare,
fuoco e leggenda lasciano il posto ad
Aci Platani
simbolo di caparbietà
umana, per ben due volte distrutta la sua chiesa, per la terza volta riedificata
e benedetta da vescovo Antonio Maria Faraone.
Il
verdello dal sapore agre, è il simbolo di Aci Catena.
Aci
Bonaccorsi, un' esplosione di luci e vivi colori, tra botti assordanti e stupefatte
urla di bambini, fa si che sia noto in tutto il mondo per l'arte della
creazione pirotecnica.
Come
pizzi e merletti tra fuoco e le fiamme della fucina del ciclope gli artigiani
di Aci S.Lucia
lavorano il ferro battuto con maestria e fascino.
Scelta
tra le nove quale Reale, sito della Leggenda di Aci e Galatea tra amori e
tormenti fanno di
Acireale
l'incontrastata Musa accudita dalla Ninfa
Galatea e minacciata dal Ciclope
CREDENZE
POPOLARI SICILIANE LEGATE ALLA TAVOLA
Secondo
una credenza popolare bisogna mettere di nascosto sull'altare della farina,
mentre si celebra
la Messa
e dopo, una volta recuperata, bisognerà mangiarne 1 cucchiaio ogni mattina a
digiuno, per 3 volte: così facendo una donna disonesta diverrà improvvisamente
virtuosa e sarà una buona moglie.
In alcune località l’orzo, insieme al frumento, viene lanciato
agli sposi come augurio di prole maschile.
La
superstizione popolare vuole che la polvere di 2 chicchi d’orzo impastata con
acqua e messa in bocca ad una serpe la farà morire.
Secondo alcune tradizioni popolari quando si fa il pane
in casa
bisogna incidere col coltello una croce sull’ultima pagnotta: è un segno di
buon augurio.
Inoltre
il pane non si dovrà mai preparare di domenica, né il venerdì santo, pena
gravi sventure.
Una antica tradizione prescrive di raccogliere 13 pezzi di pane da
13 case diverse e richiedere in prestito una pentola nella 14° abitazione. E
ancora bisognerà ottenere nella 15° un treppiede per il fuoco, nella 16° un
po’ d’olio, nella 17° un poco di acqua, della legna nella 18° ed infine
nella 19° uno zolfanello. Si dovranno quindi cuocere i tozzi di pane con
quell’acqua, quella legna, quella pentola e quel treppiede e bisognerà dare
da mangiare la pappa così ottenuta alla puerpera: subito le verrà il latte che
le era mancato per allattare il figlioletto.
In base ad una antica superstizione siciliana una briciola di colomba
appena uccisa, messa in bocca ad un neonato subito dopo la sua nascita, lo
proteggerà da ogni stregoneria.
La moglie che vuole procurare al proprio marito una vita lunga gli darà
da mangiare il primo uovo
fatto dalle galline di casa volta per volta.
La superstizione popolare prescrive a coloro che vanno ad abitare una casa
alcune precise pratiche beneaguranti: innanzitutto si deve varcare la soglia con
il piede sinistro, quindi si devono portare in mano una forma di pane,
augurio di abbondanza, una bottiglia di olio
ed una di vino,
simbolo di vita agiata, del sale, rimedio contro tutte le possibili
“fattucchiere” e contro ogni tipo di “malocchio”, ed anche una scopa,
come segno di pulizia.
Quando
si entrerà, poi, si pronunceranno delle parole ed infine si esclamerà: <povera
trasu e ricca mi nn’haju a ghiri> (povera entro e ricca
me ne devo andare) come augurio di un futuro più prospero del presente.
È
di cattivo augurio poggiare carne
sul letto, come pure riempire di paglia
nuova materassi ad Agosto, mese durante il quale non si devono nemmeno comprare
scope nuove: queste, infatti, “scoperebbero” la casa attirando mali sulla
famiglia e spogliando la casa di tutto ciò che essa contiene.
La superstizione vuole che se un bambino cavalca un porco, non
crescerà più di statura.
Nella tradizione popolare la
lepre, simbolo di libertà e abilità,
è considerata quasi “magico” portafortuna.
Secondo
la vox populi essa, una volta uccisa e tagliata in due, applicata sulla
testa di un malato lo farà guarire subito.
Secondo la tradizione siciliana i cannoli
vengono regalati alle
famiglie amiche, e il loro numero non deve essere inferiore a dodici.
È tradizione mangiare la “cuccìa”, piatto di origine araba,
per il giorno di S. Lucia (13 dicembre) perché il suo uso è propiziatorio.
La
leggenda narra che una tremenda carestia affliggeva il popolo, che stava
letteralmente morendo di fame, quando improvvisamente arrivò nel porto di
Palermo una nave carica di frumento: era il 13 dicembre….